martedì 27 marzo 2012

Il Novelli e la storia tesa


Pubblicato anche sulla Voce di Romagna  
Faccio una premessa. Saranno le troppe docce che faccio, in palestra e a casa, e i tappi di cerume che avevo sempre nelle orecchie, anche se è da tanto che sono a posto. Mi faccio scivolare il gettito negli orecchi per piacere. Sarà il fischio che sento nei padiglioni, causa masticazione troppo accentuata di notte (digrigno i denti e uso il byte). Sarà il lavoro, cuffie cinque giorni su sette per sbobinare le cassette o i cd.
Altra premessa. Elio e le Storie tese ascoltati domenica sera 25 marzo al teatro Novelli sono dei fuoriclasse, grandi strumentisti che coinvolgono il pubblico come pochi, funamboli al tal punto da fare di ogni canzone un pezzo di cultura. E poi quando parla Elio, con un’ironia sferzante e un garbato eloquio, ti fa benedire anche il prezzo un po’ alto del biglietto. Fusione cercata con il pubblico perlopiù giovane, che rispondeva alle sue fulminanti battute. Con il vecchio Mangoni che divertiva la platea e la galleria gremite.
Sarà il mio amico, troppo involuto, miserabile quarantenne (non tutto per sua colpa) e avvinghiato ancora alla gonna di sua madre ormai anziana, come la mia. Non esce da tre anni e mezzo, poveretto. Bisogna rendere a questi martiri della società il giusto premio, o speriamo glielo dia il Signore nella sua bontà. Se esiste.
Sarà la giornata particolare. Al mattino (con un’ora in meno di sonno) Alonso e la Ferrari, poi il Bologna sempre alla TV e dopo pranzo la corsa nella vetustà del Romeo Neri per assistere alla partita di un Rimini bolso. Al pomeriggio, funerali dell’anniversario della morte di mia cugina (i parenti ormai li vedo solo in chiesa), chiacchiericcio sommesso fuori, con il sottoscritto in prima linea, forbito e confuso come sempre.
Sarà il teatro Novelli e la sua acustica, ma io del concerto di Elio e le Storie tese non ho sentito nulla, solo un gran baccano e parole sferzanti e troppo belle, quando la batteria e la chitarra tacevano. Stop al Novelli per i concerti, non è il primo che “non sento” anche se le gengive battono sui molari e mi arriva il fischio nelle orecchie. Aspettiamo il Teatro Galli con troppa ansia, speriamo che la sua ricostruzione non sia una bufala tutta riminese, e lasciamo il Novelli solo al vero teatro.
Domani andrò dai dottori (dentista e otorino) ma il reale “tra virgolette” (pezzo forte dell’assolo parlato, quindi ascoltato, del figlio del mago Otelma, Rocco Tanica) colpevole è il bello ma vecchio Teatro Novelli. Rimini sbrigati, se non vuoi restare indietro.