domenica 1 aprile 2012

Leonardo Di Caprio waiting for


 Sono fortunato a essere me stesso, adesso lo dico, lo posso dire dopo 30 anni di battaglie. L’accettazione del Sé è lunga e comporta numerose guerre giornaliere. Cosa ci posso fare, questa è la terra (il mondo in generale) in cui è nato e ha respirato mio padre e dove mi ha partorito mia madre, non posso flipparmi via per sofferenze oggettive, anche se sarei tentato. Ho conquistato molto, forse per qualcuno tutto: il mestiere che mi piace e mi gratifica, una bella casa che non sia un bilocale piccolo dell’architettura odierna dove minuscolo è meglio, una donna posata, tranquilla, e vari hobby. Non ho molti amici, quello sì, ancora non ho acquistato la padronanza nel confronto con gli altri: lo stesso sesso mi fionda in competizione vitale, l’altrui genere in astio lavorativo. Come me ce ne sono tanti, vado avanti anche per loro. Al mattino, dopo essermi scambiato frasi dure con la compagna, mi dà gusto ritrovare i miei colleghi e anche i malati del laboratorio. Un giorno li porterò su una mongolfiera, sopra le nuvole, e gli farò vedere il cielo e soprattutto la patria, l’Italia, quello scherzo di stivale che ha ospitato uomini eccezionali ma semplici, eppure Dei nel loro cammino, come mio padre. Ieri sera ho rivisto un film in TV con Leonardo Di Caprio, il mio attore preferito. La mia fantasia mi spaccava la testa, i pensieri volavano liberi e malati. Perché Di Caprio? Innanzitutto per le avventure che vi sono non mi metto a dormire in un cinema sciatto anche se con il sorriso della mia lei, e già questo è molto, ma anche perché pone la psicanalisi al centro della trama. I suoi personaggi sono come sono io, intrappolati in una bolla più grande di loro, oppure consapevoli degli enormi mezzi che possiedono ma li usano malvolentieri e a volte contro di essi, come una scatola di xanax che occhieggia nel comodino della stanza d’albergo di Whitney Houston. Di Caprio osa sempre, i suoi psicoterapici personaggi combattono contro schegge più veloci, persone scaltre, assassini del cervello prima che del corpo. Lui fa le scelte con il libero arbitrio, come in Inception, e non importa se deve rinunciare a un qualcosa, a una parte di sé, a qualcuno, che sia moglie o figli. I suoi film sono come la mia vita, scrittore perso e assistente ai fragili. Quando esco dopo averlo visto barcollo, sembra mi prendano in giro o lo faccio da solo. Quante volte ho vagato, dopo il cinema, verso qualcosa d’ignoto o di banale, ad esempio “dov’è l’auto?” e quasi sempre l’ho trovato. Spero che dietro di me ci sia l’alito di mio padre che mi tracci la via o semplicemente me la faccia amare. “Ne hai x molto?”, il messaggio della moglie arrivato a metà proiezione e quattro ore dopo averlo inviato, ed io cosa ho fatto in quelle dannate ma benedette quattro ore? Con la x di xanax? Non so ancora chi sono, ma aspetto fiducioso il futuro e un altro film del grande Leo Di Caprio.