sabato 6 settembre 2014

Il Califfo e Mimì Bertè

Se solo avessero saputo quanto sono stati amati dal pubblico, se solo avessero visto cos’è successo dopo la fine della vita, non sarebbero stati così in pena, in crisi, soli e reputati dimenticati da loro stessi.
Le loro vite si sono incrociate: Lui ha scritto Minuetto per Lei come fosse un vestito di haute couture, pennellato, fasciato, impreziosito. La storia tramanda che erano in crisi sia Fabrizio che Lauzi sulle parole. Ricorsero al maledetto Califfo che baciò con parole divine una canzone eterna, una delle tante di Mia Martini. Minuetto.
Nella spiaggia prima della bufera, quella che ti entra nei polmoni, composta dai granelli domestici di Rimini, si ascoltano ancora le canzoni di Califano e Martini, cantate magari in sordina ma con la lacrima che ti scende salata sul sale di un mare fosco, ovattato di pre-pioggia.
Lui ha avuto dieci mila donne; a lei un solo uomo (Ivano Fossati) l’ha affossata, distrutta, insieme alla nomea, maligna per un artista, di porta jella.
Hanno avuto momenti terribili; Lui in carcere, Lei sottoterra, crivellata di calunnie. La divina Mia ha dovuto persino dire a un giovane cantautore napoletano, Enzo Gragnianiello: “Enzo, io non canto da tempo, ormai sono fuori dal giro, sono un’ex, non ti sporcare la carriera con me.” Ma Enzo testardo, capace, innamorato della voce di Mia, nell’87, dopo un concerto isolato di Martini, le propone un regalo fantastico: la canzone “Donna”. “... c’è chi la vuole per una notte, c’è chi invece la prende a botte”, un brano struggente che fa lacrimare dalla prima nota e dalla prima parola. Un pezzo che ancora oggi va purtroppo di moda, visto il femminicidio che sta disgregando un’Italia ferita, ma sempre maestosa. Gragnaniello rimase stupito che una voce tanto bella sia stata estromessa dal giro musicale e con “Donna” dona a Mia uno smeraldo puro.
Poco tempo dopo Enzo, sulle ali del successo, compone un pezzo cantato in napoletano, ma qui non contano tanto le parole, peraltro bellissime, quanto la musica e l’exploit di due giganti della musica italiana, appunto Mia Martini e Roberto Murolo. “Cu’mme!” scala le classifiche ma soprattutto i cuori degli ascoltatori, appassionati.
Quando l’ascoltate tra le dune immaginarie e i gelati profumati di pistacchio, insieme agli ultimi fuochi di un’estate rovente ma piovosa, per un attimo pensate a Mimì Bertè, rimasta muta per un intero anno per il dolore che Ivano Fossati le ha arrecato, scomparsa malgrado il grande talento, e a Franco Califano: la sua “Un’estate fa” attira ancora adesso giovani e meno giovani. La cantarono gli Homo Sapiens, Mina, lui stesso e i Delta V, un giovane gruppo, insomma si ode tra il mare in decomposizione, squilli di guerra e violenze di ogni genere, come gli ombrelli che compri che si rompono tutti o sono già rotti al momento dell’acquisto, e poi finisce che li prendi dal solito extra comunitario.
Brillate ancora pazzi diamanti negli I-pod, che quando cantavate e cavalcavate la vita davvero non ci credevate del tutto. Oppure era sminuito il vostro grande talento che, almeno quello, non morirà mai, tramite le canzoni, la voce e il vostro allure di sacri maledetti che i giovani di questa generazione per sempre ameranno.