martedì 3 settembre 2013

Rimini, in Via "Giardini di marzo".


La salma di Lucio Battisti riposa (?) a Molteno, nel lecchese.
I parenti vogliono esportare le spoglie del grande cantautore italiano dal cimitero della cittadina lombarda a quello monumentale di Rimini. È in atto una controversia fra i parenti del Lucio nazionale e i cittadini e l’Amministrazione di Molteno, rea quest’ultima di aver indetto una manifestazione senza avvertire i cari di Battisti. Senza contare le innumerevoli visite alla sua tomba. “Lucio era un uomo, prima che un mito” dicono i familiari di Battisti. Così non sembra. Anzi, non è.
Ora sono in “gara” a ospitare “il genio di Poggio Bustone”, Rimini e Roma. Come dire per John Lennon Londra e New York. Nella prima città ti riconoscono quando vai nel più inaccessibile degli hotel, per esempio l’Hotel George (norme ormai di moda), nella seconda manco ti guardano, anche se andassi al pisciatoio.
Cari parenti di Battisti, datemi retta, seppellitelo a Roma. Qui da noi c’è il culto della “Persona VIP”, mania che è diventata un’ossessione. Guardate Fellini per esempio, il mito riminese per eccellenza: gli hanno dedicato strade, baretti, persino l’Aeroporto. Robette inutili e decrepite; agli artisti mirabolanti si deve replicare con l’Arte, quella vera. Museo, Cinema Fulgor, Biblioteca, Festival del Cinema. Non farà piacere a Federico passeggiare in un’anonima via della Marina, traversa delle Regine e abitata da regine differenti, dedicata al suo nome. E poi i bar, le locande: qui ce ne sono milioni di migliori, forse tutte uguali, anche se ormai poco frequentate. Per non parlare dell’Aeroporto, “Cubo di Rubik annoso”, sprofondato nell’anonimato e contemplato nel vortice di una stupida e controproducente lotta intestina. Vai a Roma, cara salma. Qui da noi avrai via Lucio Battisti, bar Lucio in un chiringuito sperduto e sudicio e “Vai con il Liscio-Lucio B.”, antimusica per eccellenza, consumata in piazzetta del mare a Rivabella. Che non è più la Rivabella di Lucio, poi, quando abitava da noi. Qui c’è ancora suo figlio.
Per amore dell’Arte non voglio Lucio a Rimini. Sì, non c’è il due senza il tre, le tombe all’interno del cimitero saranno quelle belle di Federico Fellini, di Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, in arte René Gruau e di Lucio Battisti, ma non mi sento di ospitarlo per sempre qui. Ciao Lucio, un giorno è durata la patacata che voleva i tuoi resti nel cimitero di Rimini, ma credimi, basta e avanza. Però una via “Giardini di marzo” farebbe gola? Ah già, usando le parole del Sindaco Gnassi, “destagionalizzerebbe” la città, sennò d’inverno morta, anche se marzo cade in primavera. O mi sbaglio?