lunedì 29 aprile 2013

Il Papa, il Presidente, l'uomo



Essendo interessato e spinto quasi con brutalità nel periodo del “dopo processo” di Avetrana, ho dovuto assistere a un’intervista andata in onda su “Domenica live”, il contenitore pomeridiano di Canale 5, condotto impeccabilmente dalla veterana Barbara D’Urso. La “faccetta” di Barbara ha intervistato, via cavo, i genitori della vittima, Concetta e Giacomo. E venivano mandate in onda, preregistrate, le parole di zio Michele. Ho notato una marcata supremazia sociale delle donne del sud, tanto evidente che mi ha fatto pensare. Giacomo balbettava, perso nei suoi pensieri e inerme, Concetta aveva lo sguardo calmo che precede e segue una giusta sentenza. S’inalberava soltanto quando Giacomo usciva dai binari blaterando frasi senza apparente senso, e lo faceva spesso. Le donne (penso anche a Cosima) sono la parte razionale della famiglia; gli uomini penosi coacervi di mitezza ridicola ma apprezzata. E fantasiosi a volte. L’uomo di Avetrana (archetipo di un’Italia nuova) è tutto cuore, non si esprime correttamente, verbalmente, e allora supplisce inventando. Lui recita, irrazionale, convincente e fresco come un attor giovane. La donna si avvinghia all’uomo, portatore dapprima di denaro attraverso il lavoro, e lo assorbe teneramente (qui c’è anche il cuore) fino a diventare il cardine del minimo gruppo. Il matriarcato esplode in tutta la sua chiarezza. La donna “assume” il comando della casa, pur tuttavia lavorando e impegnandosi in mille compiti, mentre l’uomo si consuma, anche fisicamente e, a lungo termine, diviene il perno debole del minimo gruppo sociale. “L’uomo” (mai questo vocabolo fu così sentito) diventa il cuore pulsante del mondo, s’immola alla compagna e per la famiglia, è tenero, sensibile, fragile. Se riuscisse a sopportare le tensioni emotive che possono deflagrare in accecanti momenti di violenza, contro sé e gli altri (ma questa è forse materia psicanalitica) assurgerebbe a un nuovo ruolo cardine. Essendo scientificamente testato da studiosi che possiede un arco vitale più breve rispetto alla donna, non è, come in passato, invincibile e inscalfibile, bensì diventa il fulcro del sentimento. Talvolta si aggrappa alla moglie, prega che lei viva più di lui, piange a volte, si lancia anima e corpo con un trasporto che cancella la prudenza alla compagna. E così manifesta la sua debolezza. Ecco perché, in una teoria flebile ma sempre più autorevole, l’uomo è apprezzato anche in età anziana. I pochi che ancora resistono al setaccio delle pulsioni, dei sentimenti, alle ingiurie del “rapido” consumo, e che hanno superato scogli e sentieri impervi, esaltano, fanno sognare, stupiscono. Il maschio adulto-anziano al comando di qualcosa può divenire rarità, ma è il cuore che vince (come diceva un antico marchio di pubblicità). Papa Francesco, anche Napolitano, assurgono in sé la debolezza, la limpidezza del cuore, i principi raschiati dalla tenerezza, come una pietra grezza trovata da un ricercatore d’oro, perciò rara e preziosa. L’uomo e Cristo, in fondo, sono la stessa cosa; sfrondati da razionalità muliebri e movimenti psichici, si accingono al governo dell’organo vitale più importante e datato. La donna ha preso piede e aumenterà il suo predominio nel mondo e nella società, giustamente, ma i fragili maschi si affratelleranno (lo spero) sempre di più al candore dei bambini e, osservati malleabili, si aggireranno per il mondo issando sul podio la tenerezza e il candore che, per il loro sesso e genere, sembravano e sembrano perduti per sempre.