martedì 5 marzo 2013

Charles Bronson ne "Il giustiziere delle Poste" per...


La contravvenzione
Siamo tutti un po’ fuori giri, in questo periodo post-elettorale, qualcuno anche su di giri. Ho pagato una multa per sosta vietata, sono stato fermo “15 secondi” in un posto precluso, il Poliziotto (Municipale) non mi ha perdonato, anzi, mi ha addirittura sbeffeggiato dicendomi, in compagnia di due colleghi (si sentiva “forte”?) che la multa l’aveva già iniziata. Aveva apposto una ‘t’ sul verbale. E basta.
Sei mesi dopo pago la multa alle Poste in via Gambalunga.
Morale, mi ritorna meno di un mese fa, a fine gennaio, il foglio di un’ingiunzione, per cui devo ripagare... l’intero importo della contravvenzione, pena sovrattassa.
Va be’. Mi reco alla stessa posta, file chilometriche essendo il primo lunedì del mese, esattamente il 4 marzo.
Un ragazzo (per quanto mi confonda spesso con l’età, ma questo era giovane), che prima aveva scambiato quattro chiacchiere con un paio di amiche, sempre per lavoro, mi aspetta al varco.
Vi ricordate quella serie cinematografica “Il giustiziere della notte” con Charles Bronson, un personaggio amato con timore, dai grandi, dai giovani e anche dai bambini, sebbene sia violento e sempre sulla difensiva, che si fa giustizia da solo giacché hanno eliminato “ingiustamente” i suoi cari? “Pago il doppio perché una sua collega non ha guardato gli estremi, la data entro la quale si può pagare senza scadere in penali”, esordisco con livore calmo.
Lui, maglioncino marrone, capelli medio lunghi e carino perché giovane, mi spara, come fosse Bronson, un “Ah no, noi non possiamo mica vedere cosa pagano o perlomeno i termini in cui devono pagare i clienti”.
“Ma allora voi delle Poste”, sibilo forse con una certa qual rabbia, “cosa fate?” “Ma che lavoro è, sapete farlo bene?” sparo ad altezza uomo anche se amareggiato. “Se vi si parasse davanti “una persona” di 70 anni che fareste, gli fate pagare sei volte la multa?”
“I signori anziani dovrebbero premunirsi meglio, sapere di più”, mi ‘ipnotizza’.
Rimugino che sia finita, tuttavia insisto. Al che lui mi fa: “Scusa (ma davvero avrà usato ‘sto termine?) io non sono proprio la persona adatta, con me caschi proprio male!!!”. Intuisco la minaccia. Abbozzo fantozzianamente (cosa che invece dovrebbe fare il giovane impiegato) che mi è andata male, ma lui rincara la dose dicendo: “Ti serva per il futuro”. “È una minaccia?” ribatto confuso e mazziato, tuttavia leggermente illuso, “ho pagato bene?”
“Vai, vai.”
Quanto manca la figura dell’impiegato che aiuta il cliente, che una volta esisteva. Non sono tanto giovane, anche se non sembra, ho superato di un paio di anni i 50, ma per Lui rimango sempre ‘il nemico’ a cui ‘dare del tu’ con vilipendio e scherno, il paranoico che, beccata la multa ingiustamente, con l’ausilio dei PM e degli impiegati delle Poste, la deve poi pagare due volte.
Ma è proprio questa Rimini? Esco sudato e abbastanza disilluso dall’antro maligno, con la promessa fatta a me stesso di non tornare mai più.