lunedì 21 gennaio 2013

Venuto al mondo




Quando un film traina il libro da cui è tratto
Quando sua maestà il Libro valeva qualcosa, e prima che l’immagine venisse prima di tutto (esempio il pullulare di network televisivi che trasmettono video, come il lampo che precede il tuono) era Lui che era clonato da un regista, risucchiato, e il film veniva fuori, sempre più imponente. Così è successo anche per “Venuto al mondo”, libro di Margaret Mazzantini, donna/uomo, ovvero donna che scrive con la rudezza di chi vuole fare male, di qualche anno fa. Suo marito Sergio Castellitto, come ha fatto del resto per “Non ti muovere”, un capolavoro crudo, successo sia cinematografico che letterario, insieme a Margaret, nata non per caso a Dublino e non per caso durante il caos dei primi anni ’60, ha partorito il film omonimo, abbellito da quella donna/attrice/animale da ciak di Penélope Cruz. Il film? Patinato e orribile, noioso, bello solo nel finale, tutto sommato una presa per i fondelli per chi ha tanto decantato il libro da cui è stato tratto. Solo il finale è abbagliante, l’unico degno della fama che ricopre Castellitto, genio e sregolatezza di “Non ti muovere”, in cui interpreta un marito che tradisce la moglie (una sexy e arrogante Gerini) per incontrarsi sessualmente, prima che con l’anima, con Penelope Cruz, che rifulge in una donna chiamata Italia, a pezzi, lacera e sfasciata, e appunto lo stesso Castellitto, pazzo insegnante fuori le righe in “Caterina va in città”. Aska, la donna musulmana da cui Gemma pretende il figlio perché non può averne, non concepisce il figlio con Diego, giovane fotografo e amante di Gemma, ma s’immola all’odio cieco dei cetnici, che la stuprano in gruppo, mentre Diego osserva la scena, attonito, impaurito e impotente. Sarajevo è il male fatto carne e sangue: si rivivono negli anni ‘90, un decennio prima del nuovo millennio, in quella città maledetta, le stesse cupe atrocità vissute a Danzica, Varsavia, Dachau, con lo sterminio della razza ebraica, e a Stalingrado, luogo simbolo dell’uomo-Satana e delle sue gesta.
L’orrore di questa strage collettiva e fratricida, tenuto a bada per anni solo dallo stratega sanguinario Tito con la rinascita della Jugoslavia, esplode negli anni ’90 e nessuno fa nulla per interrompere il massacro.
Il film, come ho detto, si accende solo nel finale; la guerra s’intuisce, il cinema italiano non ha i mezzi delle pellicole americane, ormai illumina il didietro della macchina della settima arte, non può far vedere il ringhio dei fucili kalashnikov e lo sguardo delle bambine spaurite prima di entrare, e mai più uscire, dentro i covi dei figli della dannata razza slava.
Non me ne abbiano a male le vittime dell’assurdo martirio per queste parole, ma io discendo da profughi istriani, perdono ma non dimentico. Sono nato a pane e... Italia; mia mamma da piccolo mi cantava “Le ragazze di Trieste”, non posso non ricordare la mia storia familiare.
Ma è accaduto un episodio insolito: il film ha ricondotto il libro di Mazzantini ai primi posti della classifica dei più venduti in tutta Italia. “Venuto al mondo” ha operato questo piccolo capolavoro all’incontrario. I puristi non saranno felici, di solito chi legge il libro rimane sempre deluso quando vede il sorgere della pellicola omonima, ma un’unione di due arti e due piaceri che si stanno impoverendo, almeno nell’italica Patria, infarcita dai mediocri film panettone e dai soliti idioti, non può che far gioire i pochi ma benedetti seguaci rimasti.