giovedì 11 ottobre 2012

La fine della scuola è la fine della vita?




Pianto antico, di Giosuè Carducci. L’albero a cui tendevi la pargoletta mano... Né il sol piú ti rallegra né ti risveglia amor. Recitata come maneggiare un mitra da Roberto Herlitzka, vecchio professore di storia dell’arte, verso il supplente d’italiano Riccardo Scamarcio, con la parola finale amor quasi sputata nel viso del bel Riccardo. Questo è solo uno degli incipit forti, un passaggio del film Il rosso e il blu, tratto dal libro omonimo di Marco Lodoli, che ha come regista Giuseppe Piccioni. Tra la sfilza infinita di produzioni francesi, italo francesi, ispano francesi eccetera, una boccata d’aria fresca italiana, un libro e un film sulla scuola e sulla vita. Riccardo Scamarcio, il supplente Prezioso, è colmo d’iniziative e d’ideali quando entra a insegnare nella classe 4 f di un liceo di Roma. Ed è un po’ frenato da questo suo giovane fremito dalla Preside (una misurata e affascinante Margherita Buy) e soprattutto dal cinico professore Fiorito, che è sfiorito in effetti ma non rinuncia all’arroganza donata dall’esperienza, non cede al cinismo nichilista, non muore vecchio, vuole restare giovane, solo, dimenticato e folle. Fiorito in realtà invidia e odia nello stesso tempo Prezioso, giovane e appassionato, pieno di idee ed entusiasmo. Fuma, beve e ogni tanto guarda, dalla finestra del suo studio colmo di libri letti, la strada, che l’aspetta come ultimo viaggio in questa landa desertica chiamata vita, scuola, nevrosi. Una sua ex allieva lo cerca, gli telefona, dice che ha perso la lezione del prof sul classicismo e sul romanticismo. “Era un’asina”, pensa Fiorito, però si reca nell’ambulatorio di analisi dove lei lavora per incontrarla, mosso da curiosità e forse da compassione. Ma la bionda ragazza un po’ sfiorita non lo riconosce, e Fiorito la paragona a Penelope che aspetta il suo amato da tanti anni ma non ne ricorda più il volto.
Prezioso, sempre più preso dall’ingranaggio del liceo, cerca di aiutare una ragazza seducente perduta e assente di sogni, che lo vuole circuire, magari solo baciare, perché la nota spesso dalla finestra dell’aula con un matusa. In realtà l’adolescente ha perso, la madre, le hanno rubato il motorino, quindi il matusa in realtà è suo padre che l’accompagna a scuola. Nella riunione finale dei prof, quella di scienze, bruttina stagionata, vuole salvare l’orfana di madre, ma Prezioso, ormai indurito dalla nuova prova, sciorina i motivi per la bocciatura della giovane, assenze, scarsa volontà eccetera, per poi pentirsene. Ma ormai è troppo tardi.
La Preside, che odia persino suo marito un po’ stantio (Gene Gnocchi in un cameo fulgente) si prende cura di Brugnoli, un giovane che ha perso i genitori, è psicolabile, ma si è affezionato alla preside, che gli confessa di non aver mai avuto animali, né figli, che non è portata. È una rosa bionda che si risveglia al sole effimero del ragazzo, e forse riprenderà in mano la sua vita fin lì deludente.
Il professor Fiorito intanto frequenta la sua ex allieva, ultimo fiore prima della fine (la fine della scuola somiglia alla conclusione della vita), che lo ama in modo oblativo, senza fini secondari. Passeggiano nei prati, odorano il vento e gli alberi, i vestiti vecchi riavranno il loro profumo e il pianto antico sarà meno struggente se esiste una nuova piantina da curare con gioia. Le analisi come andranno? Fiorito osserva la strada sotto la sua finestra e trova un’aiuola nuova, verde, con due piante colorate come gli occhi dell’ex allieva. La vita rinasce. Nella sua ultima lezione parla del classicismo e del romanticismo, con inusitata passione e tanta cultura, e nell’ultima fila, in un banco con gli allievi, teppistelli a cui si deve offrire sempre una possibilità, c’è la ragazza bionda che lo ascolta, rapita. Alla fine dell’anno Prezioso trova la penna che aveva chiesto in prestito alla prima della classe - lei la rivoleva indietro, “solo quella” - bruttina e mora, con capelli stopposi, che diventerà forse nel corso della vita una farfalla rossa e blu.