venerdì 17 agosto 2012

All’inseguimento della gitana bizzarra




Una domenica soleggiata di fine ottobre, pranzavo con la mia futura moglie al Borgo San Giuliano, quando all’improvviso apparve una signora strana, anziana ma con anni portati magnificamente. Basco viola con una rosa beige, orecchini blu elettrico come la sua bella chitarra, giacca di jeans chiara, anche la gonna jeans con il pizzo color della rosa, stivali neri. Si mette a cantare nell’impiancito rustico di legno del locale. È brava, non colgo la canzone, nemmeno la lingua con cui la cantava. Uno stile strano, personale. Io, la mia donna, la gente si chiedeva chi fosse e da dove provenisse. Cantava bene, si accompagnava ancora meglio con il suo poderoso strumento, azzurro come il cielo. Il tempo si fermò, tra il fare snob dei commensali giovani e non, il risolino (sotto i baffi) compiaciuto e timoroso dei camerieri, il buon viso a cattiva sorte dei proprietari. In un attimo, che sembrò eterno, la magica canzone (una taranta, un fado, un blues, una ballata spagnola?) si interruppe e la misteriosa signora chiese l’obolo ai presenti. Ma ebbe pochi applausi, solo il mio, quello della mia compagna e uno di una mamma bionda, in quel locale di tutti mori o perlomeno castani. Mia moglie (perché quando fa così mi piace e a volte prevedo il futuro) prese due euro dalla borsa, io dal portafoglio colmo di scontrini vecchi. Qualcuno diede carte da cinque, con un sorriso leggermente schifato. L’arte, qualsiasi essa sia, non è compresa appieno nel background riminese. I soldi a volte tacitano l’ignoranza.
La gitana scomparve nel parcheggio del Ponte di Tiberio, io la inseguii, curioso. Camminando in maniera traballante, si esibì in un altro locale, sempre la stessa briosa e grintosa canzone ritmata e, a differenza di esercizio, più o meno soldi, più o meno sorrisi o applausi. Guardai per un attimo il cielo, mi parve metà settembre, quelli caldi, da godere. Mi voltai e la gitana non c’era più, inghiottita dalla Rimini del Borgo e dalle auto di ogni specie. Forse avrà ripreso a cantare in un altro locale.
Andate a San Giuliano la domenica per pranzo per sentire ed ammirare il breve ma intenso spettacolo, non ve ne pentirete anche se vi chiederete, come ho fatto io, chi fosse mai la signora di mezza età con il basco viola acceso come il suo rossetto e la rosa in testa. Magari un’ex borghigiana che voleva annusare ancora una volta l’odore della sua gente e delle strade strette di un sito così importante nella Rimini del 21esimo secolo.