giovedì 21 giugno 2012

Donna Summer, la regina della Disco Music


LaDonna Andre Gaines, originaria di Boston negli Stati Uniti, lascia il suo Paese e si stabilisce in Germania. A Monaco di Baviera conobbe Helmut Sommer, un attore austriaco, che diventò suo marito.
Giorgio Moroder, il mentore della cantante, mutò il cognome e lo vide appropriato per la terza di sette figli neri: diede avvio al mito Donna Summer.
Giorgio Moroder nato in Val Gardena, totalmente autodidatta, iniziò un lavoro innovativo con i sintetizzatori, durante gli anni Settanta e diede un impulso decisivo alla nascita della Disco Music e la musica elettronica in generale. Quale fu l’idea innovativa del musicista e pigmalione gardenese? La sua musica abbandonò lo stile classico voce-chitarra così imperante nel rock di quel tempo, e abbracciò, non senza polemiche levate dai puristi del suono, il fil rouge cassa-basso, unione vincente del nuovo filone d’oro, la Disco Music. Nella Germania ovest dominarono allora i Kraftwerk (“Centrale elettrica” in tedesco) band germanica elettropop formatasi a Dusseldorf nel 1970. Pionieri della musica elettronica, antesignani del connubio uomo-macchina, il loro stile musicale ha influenzato la popular music della fine del xx secolo, senz’altro definì la “Grande Idea” di Moroder, e ha determinato la nascita di nuovi generi musicali. Nel 1974 Donna Summer incide il suo primo successo europeo, The Hostage, incluso nell'ellepi Lady of the Night. Un anno più tardi pubblica grazie alla distribuzione della Casablanca Records, l’ellepi Love to Love You Baby. In questo disco è inclusa la title track lunga 4 minuti. Il trionfo in Europa fu strepitoso. Il 45 giri omonimo del disco fu originato da un orgasmo autoerotico consumato nel buio della sala di registrazione. Fu il seguito degno, la risposta a Je t'aime... moi non plus, un brano francese, pubblicato come singolo nel 1969 scritto da Serge Gainsbourg, arrangiato da Arthur Greenslade e cantato dallo stesso Gainsbourg con la sua compagna di allora, Jane Birkin. Gli Stati Uniti snobbarono all’inizio il disco, ma Moroder aggiustò il tutto con una suite di 17 minuti, sulla base di cassa/basso e tastiere, e ne fece un successo mondiale.
Chi non ballava o non ascoltava Donna Summer era tagliato fuori da quelli “svegli” anni ’70. Non pomiciavi, non ballavi con la ragazzina che ti piaceva; restavi a giocare al pallone nelle strade senza traffico, andavi al Parco Marecchia dove c’era il primo campo da tennis in cemento, ti avvampavi con i resti delle donne che pigliavano gli altri, o ti perdevi nei crocchi di studenti politicizzati che pensavano alle gesta funeree delle prime brigate rosse. Donna Summer, che dominò gli anni settanta e ottanta, si faceva notare poco nei media e in tv, tanto da fare pensare che non esistesse in realtà, un po’ come Mina e Battisti, ma fu l’anticolonna sonora degli anni di piombo, sicuramente. Nonostante l’etichetta sontuosa ma restrittiva di “regina della dance”, il suo repertorio, almeno all’inizio, includeva pezzi R&B, Rock e Gospel, che le valsero un Grammy Award per ciascuna categoria. Celeberrimi i suoi brani: Spring Affair, I Remember Yesterday, I Feel Love, Once Upon a Time, Bad Girls, Hot Stuff.
 No More Tears (Enough Is Enough) fu interpretata meravigliosamente assieme alla diva riciclata in quegli anni dai Bee Gees, Barbra Streisand.
Era un’altra epoca, la stessa musica commerciale era originale, si sperimentava continuamente. Oggi i tempi sono cambiati, spopolano gli amici di De Filippi, che non è detto siano migliori di ragazzi che suonano e cantano nei locali rumorosi e tipici della Riviera Romagnola, come i fratelli Pizzinelli, per esempio.
Ciao Donna Summer, con te sparisce un mito, senz’altro un’icona che ha caratterizzato la gioventù della generazione dei manager della Romagna del nuovo millennio.