giovedì 24 maggio 2012

Du film is mej che uan.



Sono andato al Settebello di mercoledì sera, alle 20:30, una serata piovosa ma calda. Non potevo scorazzare in bicicletta al Parco Cervi, una zona in cui non vi è nessuno e tutti aspettano l’estate. O camminare nel Corso vuoto, o nella via che più mi aggrada, Via Garibaldi. Giorno in mezzo alla settimana, si paga di meno ai cinema. Ho visto Sister (L’enfant d’en haut) di Ursula Meier e devo dire, dal Fantozzi che sono o credo di essere, che è una cagata pazzesca. Non mi ha trasmesso niente, solo un po’ di sonno e indifferenza e, per vedere il vero degrado, aspetto Acciaio di Avallone. Non commento il film, avevo fame e ho preso le patatine all’intervallo. Oh, mia moglie dice che facevo rumore, ma sì, scric e scroc, con la carta e con le nettarine gialle. Al diavolo. È che al Settebello tutto è sacro, anche il silenzio. Rimpiangevo le Befane, dove si può creare un chiasso infernale tanto nessuno ti sta ad ascoltare, anche se, ultimamente, i film belli in quel loco scarseggiano. Poi mi venne l’idea grandiosa: andare alla sala verde alle 22:30 a vedere Tutti i nostri desideri, un film che, a pari e dispari con mia moglie, ha perso la visione almeno all’inizio. Sì, perché si dice che i film che proiettano al Settebello hanno una marcia in più, quindi si possono giocare anche ad Ambarabaciccicoccò. Vero a metà.
Morale. Io mi sono visto Tutti i nostri desideri (altro film francese), mangiando patatine a bizzeffe fregandomene del rumore (mai del tutto però), alla faccia di Susy e del pubblico numeroso, e quella sciocca di mia moglie è tornata a casa a piedi per vedere Chi l’ha visto? sotto lo scroscio incessante e solito che martirizza il ragioniere Fantozzi. È come dicevo all’inizio: il mercoledì al Settebello du film is mejo che uan. Buona visione.