venerdì 30 dicembre 2011

i diari del folle misantropo "Baciami ancora" parte finale

Si recavano allo Stork di Milano Marittima per ballare e incontrare (non parlo dei fighetti del Pineta); ballavano fino a tardi per rimorchiare under 18 e tardone al Mon Amour e al Bollicine; pensavano in grande, magari un viaggio nella Berlino del post muro o nella New York prima della caduta delle Torri gemelle; avevano una sicura prospettiva di lavoro, anche se non laureati. Il Governo Berlusconi emanava sicurezza. Adesso sono in crisi, gli imprenditori non ce la fanno e i dipendenti sono insicuri. Ascoltano dei dischi che sono tutti piatti, conformati da decibel uguali, non come 10 anni fa che si doveva abbassare il volume dello stereo per sentire meglio e si alzava da solo e tutto era diverso, perfino la sprangata di basso che saliva su. C’era l’AIDS, d’accordo, ma adesso il sesso è promiscuo perché la società ti rende conformi e invece tu vuoi evadere, anche solo per una notte. Viaggiavi a Rodi o nelle isole greche senza la svalutazione e potevi spostarti al Cairo o in India in crociera senza il terrore che una bomba ti piovesse addosso. Il dramma colpisce i nuovi quarantenni, a contatto con il problema morte, sia dei vecchi genitori (abbandonati tardi) e della natura che ti si rivolge contro, scatenandosi contro l’uomo che tanto ha osato. C’è più consapevolezza della fine ma è per questo che non si deve mollare. In Baciami ancora Accorsi ritrova la moglie, fanno un bambino. Il depresso muore, accantonato dalla compagna che non lo ritiene affidabile come padre di suo figlio, e allora lui si spara in testa azzardando una roulette russa come quella di Robert De Niro nel film cult Il cacciatore. Una fine normale che poteva accadere, questa, anche anni fa quando c’era l’ero che ti bruciava la testa al posto della maledetta polvere bianca di oggi, a volta tagliata con Ketamina, un anestetico per cavalli matti.
Il grande Muccino, tra immortali urli di Munch e dipinti di Van Gogh, lascia una speranza alla fine, sta ai quarantenni vacui del 2011 coglierla, anche se l’impresa non sembra affatto facile. Si ritroveranno tutti al cimitero con dentro il cuore il freddo di un domani incerto.