martedì 20 dicembre 2011

I diari del folle misantropo Baciami ancora di Gabriele Muccino


Mi avevano parlato male di Baciami ancora, costringendomi a cassarlo in prima visione. L’ho visto in un cinema di periferia. Gabriele Muccino ha un suo stile riconoscibile, uno dei pochi registi con un marchio inconfondibile, insieme al Crialese di Terraferma Nuovo mondo. Il film è un sequel, ma supera il primo contrariamente al solito. La trama è un incontro di cinque trentenni di 10 anni fa, appunto ai tempi dell’Ultimo bacio, ora quarantenni, rosi soprattutto da problemi del lavoro e sentimentali. Le illusioni di ieri si sono infrante nelle preoccupazioni di oggi. Tutti hanno guai, gridano, urlano, in piena trance Mucciniana, consapevoli del tempo che passa e che a volte non lenisce tutti i dolori. C’è quello che proviene da un viaggio all’estero e cerca disperatamente (e invano) di riprendersi l’affetto della moglie e del figlio, ora grandicello, partorito poco dopo la data della partenza. Un altro ha la moglie vogliosa che lo tradisce, lui invece ci sta male ma ha solo il lavoro come unico obiettivo. Il personaggio che interpreta Accorsi, il più bel volto e la più bella voce italiana, vivacchia con degli acciacchi come un vecchio, ha la donna ma vorrebbe rimettersi con la moglie che ama ancora. Uno è sempre in trip e, assalito dal desiderio di vivere all’estero, insegue il sogno. L’ultimo è innamorato dell’ex moglie dello svaporato viaggiatore, quindi tradisce l’amico, ma prende ansiolitici e antidepressivi, è sempre sull’orlo di una crisi di nervi, anche se la compagna sulle prime lo incoraggia.

Cosa facevano i riminesi 10 anni fa, trentenni, per togliersi di dosso gli stereotipi di Fellini, ovvero tutti nella nebbia metafisica per strappare un sì alla mitica tabaccaia o alle altre giunoniche presenze?