giovedì 13 ottobre 2011

I migliori anni, ma per chi?



C’è una trasmissione su RAI 1 che va in onda venerdì sera, condotta da Carlo Conti, che si chiama “I migliori anni”. Si tratta di porre in gara, per mezzo delle canzoni, le annate dai Sessanta in su, fino ai Novanta, per trovare quella migliore. Sono in gara cantanti anche recenti, con altri con gavetta finita e dimenticata. Venerdì c’è stata tra gli altri Milva che ha cantato la stupenda “Canzone” di Don Backy (da ascoltare anche la versione di Adriano Celentano) e “Non pianger più Argentina”, traduzione dall’originale “Don’t cry for Me, Argentina” dal musical del ’75 Evita. Milva ha fatto polpette dei due best seller, ha cantato in modo semiautistico le due popolari song e ha macchiato la sua pur disarmonica carriera. Si è vista una cantante sfatta, pur se gonfia di punture di botulino per rimanere giovane. Ma giovane per chi? Milva non ha fatto rimpiangere l’assenza forzosa di Battisti e Mina dai palcoscenici fin dall’età di 30 anni, anzi l’ha rinvigorita e trascinata nell’olimpo della leggenda. Non bastasse la povera Nilla Pizzi che ha voluto cantare fin quasi alla morte e sembrava che sapesse più cantare che parlare, così ha fatto e continua a fare Milva, la celebre Pantera di Goro, imitandola, anche se, almeno vista così, moribonda per fortuna non sembra.
Appariva normale fino a ieri, un po’ defilata, non si sente, ha fatto come Rita Pavone, un’altra grande vecchia che ha “appeso l’ugola al chiodo”. Invece no, eccola lì, bolsa seppur imbalsamata, a cantare male due pezzi storici, per altro portati al successo soprattutto da lei, e parlo della base della colonna sonora del musical Evita. Come si può cantare quando non si ha più niente da dire? Senza fiato? Ci si rende ridicoli, si perpetua una pantomina di se stessi. Perfino le donne di settanta anni che fanno un po’ di palestra, si divertono nelle “parole crociate senza schema” della Settimana enigmistica e guardano su RETE 4 “Quarto grado”, penso si siano sentite più giovani, consone e perlomeno meno affamate di farsi notare fino all’ultimo. E come se non bastasse l’aristocratica (un tempo) Milva che, coadiuvata da registi famosissimi, ha portato sulle scene niente di meno che Bertolt Brecht, anche Peppino Gagliardi e Nico Fidenco hanno subito l’onta della gogna mediatica, riducendo le loro figure astratte a gioiose macchiette d’antan. Fidenco, con un parrucchino da topo clonato, colorato da un calzolaio, ha canticchiato uno dei suoi due successi, “Con te sulla spiaggia”, e Gagliardi, schivo musicista meridionale, sembrava un relitto con un naso lungo sull’orda e sull’onda di ragazzi che cantavano la finta allegria e ballerine scoscianti che avrebbero fatto di tutto, come del resto gli ex cantanti, per farsi notare.
Allora è Vasco che ha capito tutto, che si è tolto dal giro a quasi sessanta anni? O Ivano Fossati che ha dichiarato che a 60 anni non ha più stimoli, anche se la musica rimane il suo credo e il suo unico gioco? Certo fa un certo effetto pensare che Amy Winehouse sia stata suicidata a 27 anni, mentre tre polli da batteria (Milva, Fidenco e Gagliardi) cantano ancora, magari solo quella sera e in quella trasmissione, che sono certo, li inviterà di nuovo. Che brutta la vecchiaia: ci si voleva serbare dentro il ricordo di Milva giovane e invece è stata sbugiardata anche l’idea del solo pensiero. Carlo Conti ha messo su una finta trasmissione, per finti cantanti e per finti giovani. Qualcuno, fosse in lui, rifonderebbe il canone a chi ha pagato per vedere esclusivamente delle mummie. Ma nel paese del liscio, dell’egocentrismo e dell’esibizionismo, bisogna farsi vedere a tutti i costi, macchiando il proprio passato e calpestando il nuovo che, se andiamo avanti così, invecchierà precocemente anch’esso.