mercoledì 5 ottobre 2011



Fiorenzuola di Focara, paradiso naturalistico
Una motonave lede i timpani e l’umore dei bagnanti
La spiaggia è triste con un mare di cui non si vede il fondo e abbonda di alghe da depuratore. Marina Centro quest’anno è stata un incubo mio e di molti, da derealizzazione d’ansia: “Ma tu sei di Rimini o no?” Infatti ho passato pochissimo tempo tra le ragazze bone del pomeriggio e le cellulitiche del mattino. Sono stato a Rivabella (confine con Viserba) e Igea Marina (confine con Torre Pedrera). Un mare limpido, frizzantino, da godere. Tra le varie “Salus”, e qui in provincia di Rimini ne abbiamo bisogno, e le spiagge libere, si dipana un panorama splendido, non monocorde come la spiaggia di Rimini, inframmezzato da coppie con pargoli, e quarantenni che la pancetta non sanno cosa sia. Ho fatto anche un excursus a Fiorenzuola di Focara, nelle Marche. La spiaggia, per filo-naturisti e fichi con la goccia, ma anche per me e ho già detto tutto, si raggiunge dopo un chilometro e mezzo a piedi, dapprima in discesa, fino al 31 agosto si poteva arrivare con il bus navetta. Io, capitato a settembre inoltrato, al confine con il Paradiso, ho colto alcune cose con l’occhio corrosivo del derealizzato, quello che soffre di sintomo dissociativo che consiste nella sensazione di percepire in maniera distorta il mondo esterno al soggetto e di distinguere gli individui conosciuti come estranei, quindi del tutto non prevedibile e veritiero. Mi salvano solo i cosiddetti, lo metto in postilla e quasi pudico. Una motonave, approdata verso le 13 al mare di Fiorenzuola e ancorata nei pressi delle scogliere, era un tumore negli occhi e nelle orecchie delle ragazze bon ton, dei machi dai petti villosi e da gente come me, fuori da tutto ma non dal sito. Si celebrava l’addio al celibato nella motonave discretamente piena e un DJ improvvisato (si spera) pronunciava cose da codice penale e da ignoranza furba, pari a Michele Misseri. “Venite vecchie luride che c’è l’arrotino” e “Siamo alla sagra della salsiccia”, sono solo due delle frasi perniciose che ha declamato al microfono e a voce alta lo stolto Dee Jay. Spero solo in quel pomeriggio. Io facevo il bagno con la mia cultura della vita e del nuoto, cioè “Vai sempre dove vedi”, e lì scrutavo i becconi, i paganelli e i cefali sguazzare felici ma con le orecchie lese da quell’imbranato della motonave. Fortuna che, quando il Monte San Bartolo già dalle 16:00 impedisce al sole di filtrare, il barcone se n’era andato con il carico di castronerie ad altissimo volume. Assaporato il paesaggio, il mare e il Monte San Bartolo, purtroppo quest’anno “vittima” degli incendi dolosi (il troppo bello induce a sporcarlo, specie in Italia, vedesi le preziose “statue romane”), sono ritornato su, come natura comanda, in salita e piuttosto in fretta. Il giorno dopo ho telefonato alla Capitaneria di Porto di Pesaro e mi hanno riferito che la barca, tra virgolette, poteva attraccare dopo gli scogli, anche se sarebbe dovuta stare a 150 metri dalla riva. Italico papocchio, ho pensato con la mente velata di tristezza, che il pur solerte e cortese impiegato ha cercato di alleviare. Fiorenzuola di Focara è un Paradiso, una delle ultime oasi rimaste in odor di Romagna, non imbrattiamola con frasi oscene nell’aria e con attracchi che impediscono la visione completa del mare.
Poi ho saputo che dopo gli scogli c’è una corrente, nel tratto denominato “Il triangolo di Focara”, che ti porta al largo e anche un derealizzato si potrebbe ritrovare nuotando per la sopravvivenza. Il Monte San Bartolo, con i suoi alberi decennali che hanno bisogno di acqua, si protende tranquillo a coprire i tesori della spiaggetta, che sente suoi e, seppur vilipeso dagli incendi, trova la forza di continuare sbirciando le bagnanti pettorute e la gente come me, che ha nei polpacci e nei polmoni il suo unico credo. Ciao Fiorenzuola, e spero, conto di vederti il prossimo anno intonsa e senza suoni gracchianti da motonavi indegne e incendi che possano maciullare il tuo vecchio “difensore”, il Monte San Bartolo. A presto.