lunedì 12 settembre 2011

11 settembre 2001 – 11 Settembre 2011, il decennale della caduta delle Torri gemelle.

Il pugilato, dal francese boxe, è uno stile di autodifesa e uno sport da combattimento regolato da norme.

Consiste nel confronto nel ring, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi allo scopo di indebolire e atterrare l'avversario. Questo sport è conosciuto anche come noble art, perché richiede coraggio, forza e intelligenza, proprie della persona umana.

L’11 Settembre alle Torri gemelle di New York due aerei hanno spettacolarizzato la boxe, uno di seguito all’altro: un diritto sinistro per fiaccare il bersaglio e poi il gancio, colpo potente e demolitore, la cui potenza fa leva sulla spalla e dalla posizione ad angolo retto del braccio. È il colpo di chiusura per eccellenza ed è devastante se eseguito a corta distanza.

Quest’area delle Torri gemelle, come altre aree a New York city, evidenzia una sindrome nella città, definita dell’horror vacui, cioè l’orrore che si prova quando si vede una zona che è scoperta e bisogna colmarla: è l’orrore del vuoto, bisogna riempire il vuoto. Anche nell’arte è praticato l’horror vacui. I sinistri velivoli hanno spezzato la placida e sacra sindrome.

L’edicolante Valentino mi dice che l’11 settembre non gli ha lasciato niente. “Adesso gli Usa danno la sanità solo a chi è assicurato, non è più democrazia, non c’entrano niente con noi, non sono un baluardo dell’Occidente”. Sua moglie, mi incute un po’ di timore, noto che ha qualcosa dentro, forse anche lei è assicurata perché mi sembra deviata mentalmente, e la sua risposta mi pone in pace con me stesso: “Ci vorrebbe un 11 settembre anche con i governanti di adesso, una bella catastrofe a Roma.” Non le ho detto, visto la recente sparata di Bossi che vorrebbe qualche Ministero in Lombardia, se volesse il diretto mancino e l’uppercut da ko pure a Milano, l’ho capito subito, visto che mi ha cantato “O mia bela Madunina”. Ho intuito da che bailamme giungesse. Anche se la canzone, meneghina per eccellenza, nelle sue parole dimostra perlomeno una sottomissione a Napoli.

Nella libreria della zona Marina Centro, Fiorenzo (potrebbe sembrare uno dei commessi, ma non glielo chiedo, mi suscita simpatia, in realtà è invece il leader maximo del bell’ambaradan) mi sorride e mi dice che si ricorda del giorno fatidico. “Mia moglie me lo disse e il mondo si fermò, mi ricorderò sempre del dramma”.

“L’economia di Bush vinse nella guerra in Iraq, scaturita più che altro dal possesso del petrolio, ma gli Stati Uniti considerano loro stessi, non penso che siano, come mi chiede lei, l’ultimo guardiano dell’Occidente. In quanto all’Europa ha il paraocchi, è divisa in “Staterelli” disgregati, senza coesione e guarda alla propria parrocchia”.

Poi mi fa un cenno sulla divisione del mondo: “Un tempo c’erano l’Est e l’Occidente, e lì sì che gli Usa avevano un peso. Ora tra Medio Oriente e il resto del mondo c’è attrito. Mentre prima l’Est era saldo e faceva rivalere i suoi diritti da qualche tempo, da decenni, quindi è stato un percorso digerito e lento, qui appunto lo scontro è scoppiato subito”.

Alla fine un grido di dolore: “Rivoglio la vecchia URSS come nemico!”

Richard D., proprietario di uno dei più conosciuti e antichi pub di Rimini Mare, mi dice che l’evento tragico lo colpì a Cagliari e subito lo colse il pensiero che qualcosa fosse cambiato per sempre.

“Che gli Stati Uniti siano il baluardo dell’Occidente? Siamo simili agli americani, è Internet ora l’arma letale che avvicina le persone, ma nello stesso tempo le allontana. La cultura nostra è un po’ la stessa che hanno negli States, è importante il settore culturale, perché adesso sua maestà Internet ci ha avvicinato con i gusti, gli italiani per esempio mangiano meno pasta e più birra, e i tedeschi bevono più vino da sempre un nostro marchio e degustano la pasta, ma ha fatto sì che il popolo musulmano si impadronisse inevitabilmente e forse giustamente del nostro modo di vivere e di sentire le cose”

“Il Papa” continua Richard D. “è la figura umana che da noi, Paesi cattolici, rappresenta e incarna la Chiesa in toto, mentre nei Paesi Arabi Maometto si espande in mille rivoli, non c’è una figura stabile che lo rappresenti”.

Patrizia, proprietaria del più famoso ristorante dell’ex Barafonda-Sinistra del porto-ora zona Darsena, mi dice che il giorno luttuoso la colpì a Fano. “Lavoravo in un ristorante di una multisala e tutti gli schermi dei cinema mandarono in onda il crollo delle Torri”. Patrizia crede negli Stati Uniti come alleati, in una guerra contro l’Islam, che sembra il nuovo rivale. “Mi ricordo i primi Senegalesi che vennero a Rimini negli anni Ottanta, non seccavano nessuno, erano tranquilli. Mentre adesso i mediorientali hanno occupato parti della città e cercano di imporre i loro dogmi. Con l’ausilio di qualche forza politica, si tende anche a togliere il crocifisso dalle aule scolastiche. I nostri figli cresceranno insicuri”.

Tornando al concetto della nobile arte del pugilato, per tutti “La caduta delle Torri gemelle a New York” è stato un pugno diretto, un sinistro jab a guardia normale, doppiato con un micidiale gancio destro a uppercut, che però non ci ha messo knock-out, al tappeto. L’arbitro fittizio dell’Universo ha contato i secondi, ma il mondo occidentale si è rialzato prima del fatidico 10.