sabato 2 luglio 2011

Eugenio Finardi, il cambiamento che impone il tempo.

È il cantante impegnato per eccellenza, giovane, schierato, colui che accompagna la vita del militante di sinistra. Figlio d’arte, madre americana cantante lirica e padre bergamasco tecnico del suono, inizia suonando la chitarra nei gruppi underground di Milano, fa amicizia con il chitarrista italo brasiliano Alberto Camerini, altra star e poi fulgida meteora. Non canta all’inizio, ma suona per un gruppo inglese. Poi compie il passo che lo dirige verso la gloria. Alcuni suoi LP come Sugo e Diesel impongono il suo nome nel magma in movimento della musica italiana. Successi divenuti colossi del periodo come La radio e Musica ribelle, ancora oggi si ascoltano con piacere. Suona con Cerri, bassista, figlio di un famoso jazzista, e in quel periodo, finita la rabbia iniziale che lo contraddistingue, compie un passo in avanti verso la maturità. Non è più il tempo di ideali stolidi, dubbi irrisolti, inizio di malattie mentali e iniezioni di eroina, muta quasi radicalmente la rabbia del periodo aureo, e per lui, dopo un periodo di crisi, si aprono nuovi orizzonti. Focalizzo l’attenzione sull’ellepi “Eugenio Finardi” dell’81, gli anni del disimpegno. Niente di nuovo sotto il sole per il titolo, la maggior parte dei cantanti all’epoca firma il proprio prodotto con nome e cognome. Il disco è maturo, ancora un po’ cattivo. È aiutato nei testi da Valerio Negrini, il paroliere ufficiale dei Pooh, e se a detta dei più questo evento lima la grinta di Finardi, da una parte lo elegge come star della musica italiana. Il disco ve lo consiglio, per chi ha perso quegli anni dell’inizio del periodo post Lennon. Trappole è ancora imbevuto di New Wave, con i macchinari che pompano belli robusti. Con sonorità meccaniche forse un po’ troppo modaiole, Eugenio racconta la storia di una ragazza (forse lui stesso?) che provoca la vita a viso alto, sguardo duro e poi forse si redime. Valeria come stai è un tributo fortunato e ispirato al reggae, il fil rouge musicale di quegli anni. Bob Marley, l’icona di questo genere, impazza in quel periodo, ed Eugenio confeziona un bel prodotto, con il celebre insulto finale che non vi menziono. Patrizia è un inno d’amore verso la sua donna, vista quasi come un salvagente nel mare in tempesta della sua vita. Un brano dolce e sognante. Insomma un disco riuscitissimo, che trasporta Finardi di nuovo ai vertici della hit parade, come ai tempi di Sugo, Diesel e Non gettate alcun oggetto dai finestrini. Dopo i fasti del disco Eugenio Finardi, il cantautore di Milano, detto Gege, sforna ancora alcuni successi, come Le ragazze di Osaka, struggente e delicato, ma non ha più l’ispirazione giovanile degli esordi e l’alta illuminazione del disco dell’81. Sforna dischi carini, non riuscitissimi, è stato sempre ai margini delle vie lastricate di luccichii dello showbiz. Il 21 gennaio 2011 esce il primo libro scritto da Eugenio Finardi a quattro mani con Antonio D’Errico: “Spostare l'orizzonte - come sopravvivere a 40 anni di Rock” edito da Rizzoli. Forse la sua autobiografia finale? Tutto sommato un compendio stuzzicante di chi ha vissuto la vita roccando e rollando e ha sicuramente molto da dire. Eugenio è ancora giovane rispetto ai miti musicali italiani di sempre, è corpulento, rassicurante, ma i tempi di Musica ribelle sono assai lontani. Rimane sicuramente uno dei cantautori più importanti nel palcoscenico della nostra (non solo italica) musica leggera.