lunedì 11 aprile 2011

Due Loredana Cattive sotto il cielo del sud

Un nome comune modesto, non si nota, non si sa neanche cosa voglia significare. Viene usato forse nel sud, dove l’infanzia è accompagnata da biscotti e sangue, case bianche e cielo speciale.

Una Loredana nasce non per caso a Bucarest, città infestata da una malattia che si chiama vita. Non hai tempo per piangere, devi scappare da qualcosa, qualcuno. L’ha detto anche Vasco Rossi ultimamente, per essere un artista e affermarti devi fuggire da tutto, imporre il tuo io, sbranare l’esistenza. “Il mondo è duro ma io lo sono di più, lo sovrasto, lo domino”.

L’altra ha visto molto, dicono che sia vecchia, matta e malata. E senza soldi. Vuole vivere, questo è sicuro. È conscia del trascorrere blasfemo e irrispettoso degli anni, ha paura. Viene da Bagnara Calabra, dal niente, solo mare e more, sole mare e mare. È orgogliosa del suo passato, non rinnega niente, neanche il male che la gente ha fatto a sua sorella, Mia Martini, morta nel pieno della voce, quando la gola mette il callo e non ce n’è per nessuno.

Una è giovane, testosteronica, vorrebbe essere un uomo, si comporta da tale, sembrerebbe. Adottata da una coppia di Agrigento, vive rincorrendo il sogno canoro, ha partecipato a mille concorsi, un po’ perché ci credeva, per fare contenti i suoi genitori, adottivi e naturali, per farli riscattare da un vivere penoso. Vorrebbe gridare: “Hey, sono qua, non mi vedete”? La sua voglia di imporsi è esagerata, è un’artista vera, non vive di compromessi, è arrogante, cambia voce cento volte, non si sfinisce mai anche se il suo giorno è sempre l’ultimo.

L’altra è bella, era bella, è speciale. Usa gli artigli per aggrapparsi al cielo, alla terra, alla gente che merita il suo sentimento. Non sa di essere malata, forse non lo è, ma chi ha osservato Syd Barret e Kurt Cobain, e soprattutto se stesso, sa che devono prenderla per il coppino per strapparla al buio, al dolore, farla esprimere. È esausta, nessuno le crede, ormai neanche più lei crede, ma è forte, una canna al vento che non si piega, aggressiva, affascinante.

Una ha accompagnato Tatangelo a Sanremo, è finita seconda ad Amici dietro alla splendida Emma, non sa chi è ma conosce chi vuol diventare. Biagio Antonacci l’ha presa sotto l’egida, ha capito tutto di questa giovane di Bucarest e Agrigento che ha una voce come la sua vita, ora roca, dolce, strana, da dentro, carezzevole e bastarda.

L’altra ha lasciato la scia nel mondo musicale italiano. Tanti successi, rabbia repressa. Non è scorpione come Loredana, nata il 27 ottobre, ma imprime timore a chi la incrocia. Tanti capelli ricci e gambe chilometriche mostrate con caparbia, occhi che ti guardano assenti ma colmi d’amore. “Hey, mi vedi? Sono qua. Sono Loredana. Ciao.” Ha cantato le canzoni di tutti i big, rendendole uniche. Ha avuto una vita di relazione sghemba; amica di Renato Zero, moglie di Borg, il tennista bambarello, quello della cinquina a Wimbledon, ma che restava il marito di Loredana Bertè.

Una ha solo il canto, come l’altra. Sradicata, apolide, triste, vuole gridare al mondo che c’è ancora posto per gente stramba, per persone fobiche che hanno fatto del loro male un marchio deciso. Loredana Errore canta com’è: sfaccettata, rabbiosa, incomparabile.

Il passato non conta. Il cielo umido e spaventoso di Bucarest e quelli solitari e intarsiati di mare infinito di Agrigento e Bagnara Calabra, ora si fondono. Nasce poesia. Sotto l’abile mano di Antonacci, le due Loredana danno il meglio di loro, duettano, madre e figlia sgangherate, sotto una cascata di note, ora rock, pop, in Cattiva. Fanno a gara, si danno spallate, si toccano, si sfidano, simili. Ritrovate nel capolavoro, ora non possono altro che vivere, e insegnare agli altri come si sta ancora in piedi, da artiste mezze matte, nel mondo puritano e schizzinoso del Duemila. Non lasciatele sole, incoraggiatele, apprezzatele per quello che sono, stelle vivissime sopra lo tsunami, la guerra e il nucleare. Auguri Loredana Bertè e Errore; io ho comprato, se volete lo dico, il vostro disco.