mercoledì 25 novembre 2009

Firenze maledetta

Sarà stato il giorno sbagliato, un giovedì di autunno, la zona, vicino alla stazione Santa Maria Novella, e il freddo, ma Firenze mi è apparsa più brutta di quello che ricordavo e peggiore di Rimini, o perlomeno simile ma senza il mare. Mi ha colpito la marea di extracomunitari che vi erano, i loro odori, i kebab, i vestiti del mercato che non è come quello della mia città. Una giornata sprecata senza ombra di dubbio. L’Arno purtroppo non è il mare Adriatico che toglie dal naso tutti quei sapori e ti instilla un senso di infinito; il fiume fiorentino è lì, muore, ha una sua fine. Il sole, poco e spompato, faceva capolino a malapena sulle case vecchie e logore della città. A Rimini invece ti taglia in due il viso, le abitazioni nuove e la vecchia Piazza Tre Martiri. Io non conosco le scuole di Firenze, so che c’è l’Università che conduce a un indotto plurilingue. Forse Rimini non ha bisogno di un’Università a tempo pieno, tanto la droga circola lo stesso al Belluzzi e all’Enaip, il vecchio Centro Zavatta, non c’è bisogno di importarla a dosi massicce vicino ai portoni nuovi e storici della Scuola per eccellenza. Attirerebbe turismo ibrido, malsano, giovinastri pilotati che spacciano in piena Piazza Cavour. Questo non è possibile, sarebbe sporcare il turismo pulito composto da famiglie che non vogliono e non cercano rogne. Poi Firenze ci ha portato via la Fiera del fitness, che aveva un suo appeal e aficionados resistenti, un turismo mirato qui da noi in Riviera. Lì ha fatto fiasco, è in perdita, l’organizzatore rimpiangerà il successo di Rimini con le strade lucide e piene di buche da rimettere a posto. E speriamo ci porti via anche un po’ di extracomunitari, non quelli in regola, integrati, ma coloro che portano delinquenza di cui non abbiamo alcun bisogno.

Nella capitale toscana mi sono recato in treno: non lo rifarei più. Troppa gente per chi mastica il dolce sapore della solitudine autoveicolare. In macchina è tutta un’altra cosa. Si è più liberi, più tranquilli. Da noi nella capitale del turismo faranno la Metro di costa, non si sa quando, tempi elefantiaci come sempre. Non vorrei che si facesse la stessa fine di Trenitalia, cioè posti in piedi per almeno 3 fermate e caos totale. Come ho rimpianto la 1^ classe in cui una volta ho fatto capolino. Uomini in carriera senza nevrosi, donne con pargoli festanti e il caffè che ti propongono in carrozza, quello buono, con i salatini. Invece stavo leggendo il libro della Mazzantini davanti ad una donna ingrugnata e un mezzo carrierista ansioso e astioso, e accanto a me sedeva una cinese che non capiva una parola di italiano. Ad un certo punto mi ha dato il telefono sorridendo e voleva, intuì, che parlassi ad una sua connazionale che masticava l‘italiano. “Si signora, arriviamo a S.M. Novella alle 10:30, c’è mezzo sole e il treno va che è una meraviglia” e altre amenità del genere. Va bene il contatto umano ma non fino a questo punto.

A Firenze si miscelano boutique alla moda e negozietti dozzinali, come da noi, ogni mondo è paese, specie nel sottopassaggio della stazione. Ci vorrebbe anche a Rimini una pacchia del genere. Nelle mercerie un po’ alla buona le commesse altresì erano tanto carine e prorompenti da farti dimenticare il viaggio scomodo, il buio e il mare che non c’è. Firenze sei magnifica e bella, forse come le tue donne e le tue mostre? L’ho potuto solo immaginare e so che è così, ma preferisco gli eventi di Goldin e semmai i guai della mia città, anche quelli insoluti, che con il tempo però si spera possano avere fine magari con l’aiuto bonario e risoluto della Benemerita. Dopotutto ti voglio bene lo stesso, cara Rimini.