venerdì 27 dicembre 2013

Ho incontrato Babbo Natale!!!

Non mi chiama mai perché è convinto che gli risponderò di no, ma mi trova proprio nel momento in cui con Chiara è finita.
“Si va a mangiare una pizza, giovane”, gli messaggio di sì.
Esco dal lavoro, solito giretto in Centro Rimini passando per via Covignano, e mi si blocca lo stomaco. E adesso cosa faccio, gli dico un’altra volta che non vado? Da Feltrinelli gli messaggio che ho lo stomaco chiuso e spengo il telefono.
Faccio un giro per sportivi o per solitari: Centro Storico, Arco d’Augusto, Parco Cervi, Piazzale Kennedy, via Destra del Porto e a casa. Ingurgito una pastiglia omeopatica e...inizio a mangiare, alle 18 del pomeriggio. Crackers con lo speck, con il prosciutto, Parmigiano, un cioccolatino, biscottini che un ex cliente di mio padre ha portato la sera prima, e sono già pieno.
Mi telefona Beppe: “Pistola, si esce lo stesso”.
Trasalisco, ho mangiato di tutto e ora cosa mi aspetta? Di sicuro pizza, birra e patatine.
Io e Beppe siamo simili: single per forza, rasati, leggera barbetta, quasi stessa età, solamente che lui viaggia fisicamente ed io mentalmente. Battiti accelerati, che, nonostante l’amore e l’assiduità per la palestra, non riusciamo a fermare.
Arrivati nel bel mezzo della Santarcangiolese, nella nebbia scorgemmo un’auto ferma, parcheggiata contromano con il davanti nell’erba e il dietro nella strada. Rapida occhiata e, da corsari, decidemmo in un amen.
Parcheggiammo e poi ci buttammo nel luogo deputato. Un uomo anziano, Gino V., ha perso la strada ed è arrabbiato con se stesso. Lo calmammo ed io mi misi al centro della strada, a quell’ora e in quel periodo frequentatissima, per fermare le auto. Incoscienza calcolata. Intanto si fermò una coppia, appena tornata dall’Iper di Savignano, con dei figli che aspettano, e ci diedero una mano. Chiamammo i Carabinieri, che ci dettero il numero dei colleghi di Santarcangelo. Incredibile, anche qui burocrazia! Beppe si allontana, ma dubito, ora, che avesse mai formato quel secondo numero, chissà perchè.
L’uomo ci disse dove abitava, Beppe guidò la sua auto e seguì Giuliano e Monia, che un po’ conoscevano la zona, con me seduto dietro, nella macchina spaziosa.
Gino aveva perso la strada, la sua zona era la via Fabbrerie, a Canonica. Ma la nebbia, la perdita della moglie da tre mesi, l’emozione per il figlio che era venuto al mattino a trovarlo da Ravenna, lo condussero nella nebbia Felliniana di Amarcord, dove può succedere di tutto, anche di trovare la compagna sbagliata per quel periodo di festa, madama la morte.
Trovammo la strada, abbracci, auguri, ci aiutarono alcuni proprietari di bar vicini.
“Gino come va?” gli chiesi speranzoso, “Mio figlio stamattina mi ha portato le medicine, le gocce per gli occhi”.
Poteva avere l’età di mio padre, si era perso nella notte più serena, con il lutto nel cuore e la speranza azzerata. Ma quello che mi passava per la testa era triste: chi si sarebbe fermato, per aiutare uno sconosciuto, in quella notte di antivigilia?
La pizzeria era alla buona, sempre nella via Santarcangiolese. Con Beppe parlammo di donne, della mia ex, di vista, miopia. Non siamo giovani, ma abbiamo quel quid in più, forse il cuore, la testa, la sofferenza che teniamo lontana con gesti diversi: lui viaggia, io scrivo. “Vedi, se rimanevi a casa questa avventura te la sognavi. Ma ti rendi conto? Hai salvato un uomo, ti sei posto in mezzo alla strada, con le auto che sfrecciavano a 80 all’ora, e segnavi di svoltare o fermarsi. Sei un grande, tigre.” “Che dici Beppe, ci prepareranno l’ascensore per il Paradiso?” “Sì, ma a suo tempo pistola, ci vediamo l’anno nuovo, ora parto, vado a Cracovia il 26, perché non vieni con me?” “Ci Provo Beppe, ci provo.”
Arrivato a casa, per scaricare la tensione feci un giro in bici, sempre il solito percorso, e stavolta avendo un po’ di timore, ma pensai al prode Beppe dal cuore grande e alle future avventure con lui. Senza donne ma con tanta amicizia.