domenica 5 settembre 2010

Lo stupro come strumento di potere e il problema dell'aborto

Un uomo si erge a sua condanna



Un macabro stupro e nel grembo si porta il figlio dell’orrore. Quanti film, libri, musica, cultura in genere, ha ispirato questo atto di violenza inaudito; un entrare dentro l’altro nel profondo, succhiargli il midollo fino al degrado del pensiero. Crescere ogni giorno con il figlio del castigo, amato, poi odiato, e ancora amato. È la donna che mette alla luce questo mistero inaudito, quest’esame autoptico e dilavatore. Che non purifica. Adesso ci sono le pillole del giorno dopo; vai con una firma del dottore dell’ASL o del Consultorio famigerato, sia esso vecchio con gli occhialini o giovane medico rampante, e via. Parolina giusta e dolce e passa il terrore. Ma non è sempre così. Per alcune persone, per nuclei interi, il bambino è un dono di Dio, intoccabile. È un dono anche della morale: non si abbandona ciò che hai dentro, è un delitto psichico.

Se penso a quante tedesche abbiamo accompagnato al Consultorio, ce n’era uno e c’è ancora alle Celle, ottimo, andavi lì e non avevi più paura della Barbie, di Big Jim o di Fonzie. E delle scarpine bianche che scintillano nelle vetrine. Da 10 anni e più esiste la chiacchierata pillola del giorno dopo, del giorno dell’odio. Si andava fino alla finestra della camera in Hotel a San Giuliano, lei non ti ha risposto al cellulare, corri ragazzo, vai ad accarezzarle i capelli e metterle l’acqua panna dentro al gargarozzo. Con la pillola blu. O bianca. La donna la rovini, diventa carta straccia, perde il sogno, si disgrega.

Luca Barbarossa cantava anni fa lo stupro nel brano L’amore rubato: “Adesso muoviti, fammi godere, se non ti piace puoi anche gridare...”. Certo, perché non ti sente mai nessuno: è muto l’atto, muto il dolore, muta la donna. Con le mani ti colpisce ma sono piccole, speranzose. Vane.

“Venuto al mondo” della caparbia Mazzantini. Libro effervescente e cupo, gli stupri di massa, ragazze seviziate come pecore nel mare magnum dei mitra e della follia. I cetnici cambiavano la razza alle musulmane o viceversa, della stessa bastarda ex Jugoslavia, una terra tanto bella da toglierti la parola. Fiume splendida, al di là del mare e del male, chi non conosce le ragazze di Trieste che urlavano con l’Italia dentro? I relitti jugoslavi dentro avevano il frutto della violenza, della ferocia. Ti puntavano lunghi coltelli o kalashnikov, non potevi fare niente, o morire, o impazzire.

“North Country, storia di Josey” il film con Charlize Theron, dove una donna, con il padre minatore, per vivere deve lavorare in miniera con l’agito dentro del suo figlio dello stupro. Un grosso professore convincente le tocca la gonna, le toglie il fiato e lacrima su di lei la gioia effimera. Josey avrà dapprima tutti contro nel processo finale contro i proprietari e i lavoratori della miniera. Solo una persona è dalla sua: l’avvocato. È una donna e come tale è maltrattata dai suoi colleghi, non la accettano, vogliono arrestare il progresso. La città dove si svolge il film è di provincia, come può essere Rimini, ma non è evoluta, lì la donna conta zero, ti vuole fregare il lavoro, mangia con te, la umili, la sfotti, la discrimini poi la stupri. Non vai alle Celle, coltivi il figlio del ricatto con amore, accarezzi la pancia, prendi il roipnol o il famigerato serenase, sputi dentro il bicchiere se non hai l’acqua e butti giù, d’un fiato, fino al sonno letargico e innaturale.

Il proprio figlio, magari il primogenito, è un sogno ancestrale, di dominio sul mondo, la tua pancia che domina la scena. La muovi, si muove, la usi come serranda di ferro verso il pianeta intero, comandi. Ma il frutto di violenza ti segna per sempre. Nello sceneggiato di Canale 5: “Il peccato e la vergogna”, con Gabriel Garko e Manuela Arcuri, Nito Valdi, un bambino abbandonato dalla madre e lasciato all’orfanotrofio, non si sa il perché per ora, diventato criminale adulto vede in Carmen Tabacchi la donna della sua vita, il ritratto della genitrice. Ma il sangue è marcio e Garko, giurandole amore e odio insieme, la stupra, e affibbia alla donna uno smacco e un marchio inscindibile, oltre alla lama di un coltello che le sfregia per un po’ di tempo la guancia abbronzata. Come finirà?

Con la pillola del giorno dopo come alle anoressiche ed epilettiche giovani future madri qui in Riviera? Uomini o demoni, fermate la vostra condanna e firmate la pace. Dopo forse, non ce ne sarà più il tempo. In ogni caso la vostra fine la scruterà il Luminol o Dio, per chi crede, o la giustizia dei vostri pari, retti e morali umani.